Job Orienta Puoi
“Avevo capito che quante più parole avessi conosciuto, tanto più ricco, pieno e variegato mi sarebbe apparso il mondo in cui mi trovavo”.
Stefania Congia, responsabile della Divisione Politiche di integrazione sociale e lavorativa della DG Immigrazione presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, cita Ryszard Kapuczynski ne “In viaggio con Erodoto” per introdurre i lavori della Tavola Rotonda “L’Italiano, un ponte per l’integrazione “, a cura del Progetto PUOI, che si è svolta nel corso della terza giornata dell'edizione online di Job&Orienta. L'evento è stato organizzato e moderato da Marco Claudi (Anpal Servizi).
L’evento on line era rivolto ai soggetti promotori del progetto, chiamati a realizzare percorsi integrati di inserimento socio-lavorativo attraverso un tirocinio extracurriculare di 6 mesi e – successivamente - servizi specialistici di orientamento e accompagnamento alla ricerca di un lavoro.
La lingua è il primo e più difficile ostacolo lungo questo percorso. La conoscenza della lingua del luogo da parte di un migrante è una componente essenziale per adattarsi prima e integrarsi poi in una situazione di radicale sradicamento e alterità.
In uno dei video che raccontano tre esperienze di successo del progetto Puoi, Alì, giovane somalo fuggito dal conflitto nel suo paese e che oggi vive in Umbria, parla esplicitamente di “guerra”. In Italia sta combattendo un’altra guerra “senza fucili e senza paura. In un cantiere edile. Con le matite, il martello, il lavoro... le parole”.
“È stata un’altra guerra trovare un lavoro, imparare la lingua italiana, capire la cultura del posto”. Alì lo sapeva e aveva scelto il nostro paese perché tra Somalia e Italia “c’è contatto da tanti anni e sentiva le parole in italiano quando era bambino”. E l’italiano è fondamentale non solo per lavorare meglio, ma per lavorare in sicurezza, perché è importante comprendere al meglio le regole che possono salvarti la vita se lavori in un cantiere edile come Alì.
E comunque, per ottenere il sospirato permesso di soggiorno CE o anche solo per partecipare a corsi di formazione professionale, organizzati a livello provinciale dagli uffici di formazione regionali (spesso, se non quasi sempre, collegati con i Centri Provinciali Istruzione Adulti – CPIA), è necessaria una certificazione di conoscenza di livello A2, che attesti la capacità di capire e saper usare frasi di uso comune in italiano, come ricordato da Amalia Ciorra (staff PUOI) nel corso della sua relazione introduttiva.
Ma come si realizza l’apprendimento della lingua italiana per i migranti nell’ambito della prima e e seconda accoglienza? Enrico Campagna di Anpal Servizi ha illustrato (slide) le diverse modalità e la gamma di questi servizi offerti durante la permanenza nei centri di accoglienza straordinaria e nella rete Sai. Si va dai corsi offerti dai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA) a quelli dei soggetti del Terzo Settore, ai corsi «interni» e con formazione a distanza. Ma un ruolo importante giocano anche i contesti informali, in cui decisivi sono l’interazione sociale e l’uso dei media italiani. E anche gli intermediari del lavoro dovrebbero occuparsi di sviluppare il linguaggio tecnico del lavoro.
Buone pratiche vengono dal pubblico, dal privato e del terzo settore. Lo hanno mostrato gli interventi di Lorella Tumirotti del CPIA di Verona (CPIA), di Liviana Rinaldi di Enaip Lombardia e di Paola Piva della Rete Scuole Migranti Lazio.
Ma anche in rete ci sono risorse utili. Il portale Integrazione Migranti ha un motore di ricerca che permette di individuare i corsi di italiano, divisi per livello, in un determinato territorio. Il progetto Trio della Regione Toscana, finanziato dal Fse, mette a disposizione di tutti, in forma totalmente gratuita, prodotti e servizi formativi su argomenti trasversali o specialistici, con la possibilità di ottenere un attestato finale.
Al di là del focus tematico, lo scambio e il confronto con gli operatori “aiuta tutti noi a migliorare nella realizzazione degli interventi che attuiamo e soprattutto a qualificare i processie le politiche attive del lavoro”. Ha chiuso con queste parole Rosa Rotundo, responsabile del progetto Puoi, auspicando un nuovo confronto tra i partecipanti.
Abstract Tavola Rotonda
Invito
L’importanza della formazione linguistica nei processi di integrazione dei migranti
L’apprendimento della lingua italiana per i migranti nell’ambito della prima e seconda accoglienza
Presentazione del Progetto PUOI