Infografiche Anpal Servizi
Realizzato un piccolo ma significativo passo in avanti sulla strada di un effettivo monitoraggio in tempo reale dei mercati del lavoro locali. L’obiettivo è offrire uno strumento di analisi sempre più efficace e di sempice e rapido utilizzo, a supporto dei navigator e degli operatori dei centri per l’impiego nella loro opera di attivazione e orientamento degli utenti e dei beneficiari del reddito di cittadinanza, nonché nell’individuazione delle opportunità lavorative sul territorio di competenza.
Sono infatti on line il cruscotto sui mercati del lavoro locali aggiornato al II trimestre 2020 e quello sulla domanda di lavoro per bacino dei CPI, aggiornato al I trmestre, gli strumenti di infografica e navigazione dati curati dall Direzione Studi e Ricerche-Applicazioni Data Science di Anpal Servizi.
Il primo strumento, sfruttando il patrimonio informativo dell’Indagine sulle forze di lavoro Istat, consente una lettura disaggregata per regione e provincia dei principali indicatori del mercato del lavoro e delle caratteristiche dell’occupazione e della disoccupazione in un territorio dato, nonché dei trend recenti (a partire dal I trimenstre 2019) del tasso di occupazione, di quello di disoccupazione e di quello di inattività.
Si scopre così, ad esempio, che Crotone è la provincia che ha il più basso tasso di occupazione (29,7%), il più alto tasso di disoccupazione 38,3%, il più alto tasso di neet 15-29 anni (57,4%) e la più alta quota di disoccupati di lunga durata (82,4%), mentre Macerata ha il tasso di disoccupazione più basso (1,8%), ma anche la quota più alta di disoccupati che hanno avuto almeno un contatto con il cpi (81,1%).
Il record dell’occupazione è della provincia di Bologna (72,4%), che vanta anche il tasso di inattività più basso (25,4%). Il tasso di inattività più alto si registra nella provincia di Vibo Valentia (62,3%), mentre quello di Neet più basso si rileva in quella di Prato (8,5%). È nella provincia di Ascoli Piceno che si registra la più bassa quota di disoccupati (2,1%) che hanno avuto almeno un contatto con i cpi.
Quanto alle caratteristiche, il settore con più occupati su scala nazionale è l’industria in senso stretto (20,7%), mentre il diploma è il titolo di studio della maggior parte degli occupati (45,9%). In generale, questi sono per lo più a tempo pieno (81,7%) e dipendenti (77,3%).
Il diploma è anche il titolo di studio in possesso della maggior parte dei disoccupati (43,5%). Chi non ha lavoro lo cerca per lo più anche fuori dal comune di residenza, purché raggiungibile in giornata (57,5%), e preferisce un’occupazione dipedente (66,9%). Il 48,9%dei disoccupati svolgeva prima (nella condizione precedente) un’attività lavorativa.
Il cruscotto La domanda di lavoro per bacino dei CPI è costruito invece sulla base delle comunicazioni obbligatorie.
Lo strumento consente una lettura disaggregata delle assunzioni e delle cessazioni per cittadinanza, regione, provincia, centro per l’impiego, settore, classi di età, genere, qualifica professionale, livello di skill, tipo di contratto. I rapporti cessati sono anche disaggregabili in funzione del motivo di cessazione e durata del contratto. È poi messa in luce la vocazione produttiva territoriale per cpi, navigabile per singolo cpi e per comparto produttivo. Attraverso la lettura delle serie storiche a partire dal I trimestre del 2019 è inoltre possibile un’ analisi dei trend recenti su base geografica.
Nel primo trimestre 2020 su scala nazionale i rapporti di lavoro attivati sono stati complessivamente 2.564.052, di cui 1.447.581 riguardanti maschi e 1.116.471 femmine. La classe di età su cui le aziende concentrano la domanda di lavoro in misura relativamente più alta è quella dei giovani di 25-34 anni (595.000 assunzioni), il settore produttivo è quello dell’agricoltura, silvicoltura e pesca (487.084 assunzioni), la figura professionale più richiesta è quella del personale non qualificato nell’agricoltura (437.914 assunzioni).
Le attivazioni sono sbilanciate sulle qualifiche medie e basse (low skill 855.009, medium skill 1.174.963; high skill 534.630). Il contratto più utilizzato è quello a tempo determinato (1.643.475).
I rapporti di lavoro cessati sono stati complessivamente 2.067.249, di cui 1.113.885 riguardanti maschi e 953.364 femmine. Le cessazioni hanno riguardato in maggior misura giovani di età compresa tra 25 e 34 anni (537.055). Alberghi e ristoranti è il comparto nel quale ci sono state più cessazioni (412.375), la figura professionale più coinvolta è stata quella dell’esercente e addetto all’attività di ristorazione (316.663). Le cessazioni sono sbilanciate sulle basse qualifiche (low skill 851.859; medium skill 763.255; high skill 451.942).
Il motivo per cui si interrompe un rapporto di lavoro è nella maggior parte dei casi la cessazione al termine (1.225.531 casi). Sono i contratti molto brevi (fino a 1 mese in 747.234 occasioni) a cessare con maggior frequenza, seguiti da quelli che durano un anno e oltre (437.864 casi).