Convegno
La digitalizzazione dell’economia può distruggere posti di lavoro nel breve periodo, ma crea contestualmente opportunità economiche enormi che rendono prioritario investire in capitale umano. È stato questo il tema della presentazione del World Development Report 2019 “The Changing Nature of Work”, realizzato dallo staff della Banca Mondiale e presentato oggi al Centro Convegni "Carlo Azeglio Ciampi" di Banca d’Italia.“
Il Rapporto 2019 è stato illustrato da Simeon Djankov (Banca Mondiale), e commentato da Federica Saliola (Banca Mondiale), Marco Bentivogli (segretario della Fim Cisl), Furio Camillo Rosati (CEIS dell’Università di Roma Tor Vergata), Roberto Torrini (Banca d’Italia), Gianni Rosas, direttore ILO Roma, e dal presidente di Anpal Mimmo Parisi.
Certo è che “i paesi più high tech, come Corea del Sud e Giappone, sono quelli con la disoccupazione più bassa" – ha osservato Marco Bentivogli, segretario della Fim Cisl. “E la sfida tra tecno-ottimismo e tecnofobia è aperta. Gli effetti finali netti del progresso sull’occupazione complessiva dipenderanno da quanto contrasteremo i rischi e quanto estenderemo le opportunità. Non c’è nessun fatalismo, il futuro dipende dal presente”.
Ma la velocità del progresso tecnico è tale che rischiano di non bastare più politiche di tipo long life learning. "Lo sviluppo del capitale umano, in particolar modo nella prima infanzia, è un elemento strategico indispensabile” – si legge nel Rapporto. E in proposito il presidente Parisi che ha sottolineato proprio l'importanza dello sviluppo cognitivo delle nuove generazioni: “Le nuove politiche attive del futuro per i nostri figli devono essere in grado di intervenire già nella fascia d’età che va da 0 a 5 anni, in un’ottica di early child development”.
Secondo il Report di Banca Mondiale, infatti, la maggior parte dei bambini che oggi frequenta la scuola primaria svolgerà un lavoro in età adulta che attualmente non esiste.
In questo quadro tre sono gli elementi – secondo Parisi - che determinano l’occupabilità (cioè la possibilità di essere “work ready”): “le conoscenze di base (quindi i titoli); una forte competenza tecnica (i segreti del mestiere), che possa essere certificata e riconosciuta dalle imprese; l’esperienza maturata sul lavoro, essenziale per acquisire alcuni elementi chiave, come la capacità di lavoro di gruppo, l’autonomia, il problem solving e il pensiero critico”.
“Nel lavoro del futuro le persone dovranno conoscere non una professione ma un insieme di professioni utilizzando le capacità cognitive e analitiche per sviluppare nella propria attività strategie complesse di intervento e non solo per mettere in atto uno specifico strumento d’azione”. E “i navigator saranno la prima figura professionale a lavorare con questa modalità”, perché il case management e l’ideazione e attuazione del piano di sviluppo personalizzato del beneficiario richiedono proprio questo approccio pluridimensionale.
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