Welfare
"Conciliare la vita professionale con quella familiare è l'avanguardia tra le trasformazioni del mercato del lavoro nel ventunesimo secolo. Promuovere le pari opportunità tra uomini e donne è una priorità fondamentale per la Commissione Europea."
Con queste parole Marianne Thyssen, Commissario per l'Occupazione, gli Affari Sociali e l'Inclusione, apre Work-life Balance for All, una raccolta di buone pratiche degli stati membri dell'Unione Europea nel campo della ricerca di equilibrio tra la vita lavorativa e quella domestica.
"Non si tratta solo del benessere dei lavoratori e delle loro famiglie" prosegue Thyssen "ma anche della sottorappresentazione delle donne nel mercato del lavoro."
Per arrivare ai risultati sperati occorrerà:
- Migliorare la progettazione dei periodi di congedo familiare e della flessibilità negli orari lavorativi, incluso il loro accesso ad ambo i sessi;
- Migliorare la qualità, la convenienza e l'accesso ai servizi di assistenza all'infanzia;
- Non incentivare la scelta di genitori e affidatari di sostituire la propria presenza a casa con il lavoro.
L'Italia è presente con ben due esempi virtuosi: i "Buoni di servizio per la conciliazione tra lavoro e famiglia", istituiti dalla Provincia Autonoma di Trento nel 2005, e il Progetto LaFemMe.
LaFemMe è stato un progetto di Anpal Servizi (al tempo ancora Italia Lavoro) che si è occupato di offrire servizi di formazione e consulenza finalizzati a promuovere la conciliazione dei tempi di vita e lavoro, nonché di facilitare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Tra il 2011 e il 2017 (ma il portale con i materiali formativi e di approfondimento è ancora attivo) ha supportato gratuitamente chiunque fosse in cerca di soluzioni di flessibilità oraria e organizzativa, welfare aziendale e territoriale, accompagnamento alla maternità e contrattazione decentrata, ma anche imprenditori, contrattualisti e referenti del sistema di consulenza in cerca di formazione personalizzata.
Work-life Balance for All descrive approfonditamente il progetto, soffermandosi non solo su come abbia aiutato le donne ad affermarsi in maniera più efficace sul mercato del lavoro, ma anche su quanto abbia giovato alle società che hanno permesso di gestire in maniera flessibile il proprio impegno lavorativo anche ai propri dipendenti di sesso maschile.
"Le società hanno notato diversi effetti positivi," chiosa la ricerca "tra cui la riduzione di sprechi e assenteismo e l'aumento della produttività. Ma - ancora più importante - hanno rilevato un impatto positivo sul benessere dei lavoratori, dovuto a una maggiore soddisfazione, autonomia e accesso ai servizi di welfare, tutti fattori che contribuiscono a creare un miglior equilibrio tra vita e lavoro".
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Guarda inoltre: La Storia di Emanuele (video)