Università e imprese
Per troppi anni il dialogo tra università e imprese è stato insufficiente e anche questo ha contribuito alla bassa produttività media del lavoro nel nostro Paese. Ma le cose stanno cambiando. Due esempi: Industria 4.0 ha promosso l’avvio dei competence center, partenariati composti da almeno un organismo di ricerca e da una o più aziende, con le finalità di formare le imprese e attuare progetti di innovazione e ricerca industriale; il Jobs Act ha rilanciato il ruolo dei career service universitari nel quadro della rete dei servizi per il lavoro, per favorire una più rapida transizione degli studenti verso un mercato del lavoro in continua evoluzione.
Su questi temi si è svolto oggi a Roma presso la facoltà di Economia dell'Università La Sapienza il workshop Le relazioni tra Università e Imprese. La terza missione delle Università: strumenti ed esperienze, organizzato dalla Fondazione della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (Crui).
Il presidente dell’Anpal, Maurizio Del Conte ha aperto la sua relazione sottolineando che “quando le università lavorano in raccordo con le imprese e le istituzioni pubbliche, offrono un servizio migliore ai propri studenti”. Non è utile tenere distinta la terza missione da quelle tradizionali della didattica e della ricerca: “l’università deve essere un mix di missioni, deve dare la sensazione che lo studio sia sempre proiettato in una dimensione professionale”.
È stato poi presentato il Report 2017 dell’Osservatorio Università-Imprese, che si è concentrato sui temi dell’apprendistato di alta formazione e ricerca, del dottorato industriale, dei percorsi professionalizzanti, delle competenze digitali, della ricerca e sperimentazione clinica. Il rapporto ha individuato per ciascun tema strumenti utili a raccogliere buone pratiche o presentare modelli operativi e comportamentali. Per quanto riguarda l’apprendistato di alta formazione e ricerca sono state sottolineate le difficoltà di carattere burocratico e amministrativo, gestionale e relazionale che hanno incontrato gli atenei. È perciò essenziale che questi condividano le buone pratiche sull’utilizzo di questi contratti e individuino strumenti che favoriscano la collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, al fine di sviluppare un dialogo strutturale ed efficace.
Uno spazio è stato anche dedicato all’HEInnovate Country Review, l’iniziativa promossa dalla Commissione Europea e dall’OECD al fine di favorire l’innovazione e l’imprenditorialità degli atenei.
Sono state poi illustrate le Linee guida per il rafforzamento e lo sviluppo dei career service, il documento – elaborato da Anpal Servizi – che fornisce suggerimenti operativi per sostenere il processo di crescita degli uffici di placement. Come sottolineato da Del Conte, le Linee guida raccolgono i frutti di tutta l'esperienza legata alle attività svolte dalla Linea Università del Programma FIxO di Italia Lavoro (poi trasformata in Anpal Servizi) che, a partire dal 2006, ha sostenuto dapprima l’introduzione e poi la qualificazione dei servizi di orientamento e placement negli atenei italiani: “Anpal collabora con molte università e lo fa seguendo una metodologia, una propria competenza che trae valore aggiunto dall’esperienza sul campo”.
Il documento presenta linee strategiche e suggerimenti operativi, fondati su buone pratiche realizzate in Italia e all’estero, che nel complesso costituiscono un modello d’intervento rivolto agli operatori e ai responsabili dei career service, ma anche ai rettori, ai docenti, ai dirigenti e a tutti gli operatori dei servizi universitari interessati. L’obiettivo è contribuire al miglioramento dei servizi di orientamento, placement e intermediazione, riducendo così il gap tra formazione e mondo del lavoro, valorizzando le risorse umane, migliorandone l’occupabilità e aiutando gli studenti a sviluppare le loro capacità di gestione della carriera.
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