Conciliazione
Una battaglia culturale prima ancora che normativa e amministrativa; una iniziativa rivolta non solo alle donne, ma a tutti e lavoratori, anche quelli ‘anziani’, che vogliono entrare o ri-entrare nel mercato del lavoro ma hanno difficoltà a farlo, tenendo comunque sempre a mente che la condizione delle donne nel lavoro è paradigmatica e laddove si risolvono le difficoltà per le donne ne beneficia l’intera collettività. Questa sembra essere la filosofia sottostante al progetto europeo sperimentale Equality for work and life, del quale è capofila Anpal e che vede la partecipazione di un ventaglio di soggetti tra il pubblico e il privato – Fondazione Brodolini, Consorzio CGM, Dipartimento Pari Opportunità, Uil, Regioni, tra gli altri – presentato a Roma a Palazzo Wedekind, in partenza a gennaio in quattro aree del nostro Paese: Campania, Toscana, Piemonte tramite l’Agenzia Piemonte Lavoro e Provincia autonoma di Trento.
“Questa è una grande sfida del nostro paese – ha detto il presidente Anpal Maurizio Del Conte aprendo i lavori –una sfida che in Anpal abbiamo provato a raccogliere, applicando tra l’altro lo smart working, e che questo progetto si propone di portare avanti tenendo insieme sicuramente le diverse dimensioni che incidono sul lavoro, di sostegno specifico indirizzate al genere femminile; ma anche neutre rispetto al genere, perché la vera parificazione avverrà quando tutto ciò che è regola del mercato non sarà più centrata sul maschio inserito nell’organizzazione aziendale, ma si rivolgerà a uomini e donne indistintamente”.
Il progetto coinvolgerà 192 tra donne e uomini senza lavoro, ma agirà anche sul fronte del rafforzamento dei servizi per l’impiego e sul sostegno e la sensibilizzazione delle piccole e medie imprese che risultano essere quelle più in difficoltà – per motivi economici e organizzativi ma anche “culturali” – nell’utilizzo degli strumenti di conciliazione che la normativa mette a disposizione. Emerge infatti dalle esperienze e dalle testimonianze che in tanti casi il problema è che le pmi vedono la conciliazione solo come un costo, e non riescono – o non vogliano – scostarsi dal modello tradizionale dell’azienda che misura i risultati non in termini di obiettivi raggiunti ma solo di presenza fisica sul posto di lavoro. Oltre a informarle delle nuove opportunità – come lo smart working, previsto dalla legge 81/2017 – si tratterà di consolidare e radicare l’idea che se una lavoratrice, o un lavoratore, riescono a tenere insieme efficacemente e con soddisfazione personale gli impegni lavorativi e quelli di cura, e l’organizzazione del lavoro è meno rigida, non solo aumenta la produttività ma cresce la partecipazione alla vita aziendale (per esempio, diminuiscono le assenze per malattia). Questo in quadro – quello italiano – nel quale la normativa è forte e avanzata, e cresce l’attenzione da parte delle istituzioni e della Pubblica amministrazione verso temi e strumenti della conciliazione: a Roma si è tenuta, il 13 dicembre scorso, la prima Giornata del lavoro agile promossa dal DPO, e nel 2019 si prevede di tenerne due, una in primavera e l’altra a fine anno; ma allo stesso tempo, come ha raccontato nel corso della mattinata di lavoro la Consigliera nazionale di Parità Francesca Cipriani, a dare le dimissioni sono nella stragrande maggioranza donne giovani e nel primo anno di vita del figlio, a dimostrazione che il tema della conciliazione, dei servizi di welfare e di una cultura del lavoro nel migliore dei casi datata, nel peggiore discriminatoria verso chi ha problemi di equilibrio vita-lavoro, esiste e va affrontato.
Ed è proprio in questo quadro, e alla luce della sua mission rivolta ai target che hanno maggiori difficoltà a partecipare al mercato del lavoro, che Anpal ha efficacemente coordinato la call lanciata al principio del 2018 da EaSI-PROGRESS, il Programma UE per l’occupazione e l’innovazione sociale, e finalizzata al finanziamento di proposte di intervento per migliorare l’equilibrio tra impegni di cura familiare e lavoro. Il progetto andrà avanti per due anni e si concluderà con la valutazione e il monitoraggio del percorso, con l’obiettivo di ampliare ed estendere il modello a tutto il territorio nazionale.