Servizi per il lavoro
Blockchain. Al di là del suono in sé – che per i più fantasiosi e cinefili potrebbe rimandare a scenari da Blade Runner – cosa significa questa parola che da mesi campeggia sui giornali e occupa i dibattiti tra esperti?
Ecco una breve definizione: è un registro digitale aperto e distribuito in grado di memorizzare dati in modo sicuro, verificabile e permanente. Può essere rappresentato come una lista in continua crescita di blocchi collegati e resi sicuri mediante l’uso della crittografia.
Il Cnel e l’Università di Roma Tre – in collaborazione con Anpal – hanno avviato un progetto per risolvere il problema della mancata interconnessione delle banche dati dei soggetti della Rete nazionale dei servizi per il lavoro. In tal caso la blockchain permetterebbe di costruire e alimentare il fascicolo elettronico del lavoratore, facendoci confluire i dati in possesso dei diversi soggetti della Rete nazionale e tracciando i percorsi educativi e formativi, i periodi lavorativi, gli ammortizzatori sociali fruiti e i contributi versati.
L’iniziativa è stata presentata il 25 febbraio al Cnel nel corso del seminario Blockchain: innovazioni e applicazioni sociali approfondimenti, scenari e soluzioni.
Nel corso dei lavori sono state anche illustrate la strategia europea sulla blockchain, l’importanza degli investimenti nell’industria, il superamento delle criticità del GDPR rispetto alla blockchain e le finalità della ricerca universitaria in questo campo.