Professioni ICT

professioni ict 24.lug.2018
Troppo esiguo ancora il numero di imprese italiane che assumono specialisti
I dati del Rapporto Laborstat elaborato dalla Direzione Studi e analisi statistica di Anpal Servizi

Uomo, Italiano, under 40: è il professionista del digitale in Italia, nell’identikit tracciato da Laborstat nella nota di luglio “Le imprese che assumono specialisti dell’ICT. La domanda di lavoro delle professioni digitali”. 
Il rapporto evidenzia luci e ombre del nostro Paese rispetto a competenze e fabbisogni professionali nel settore ICT, ancora molto indietro rispetto alla media europea, ma con punte di eccellenza in alcune aree geografiche.
In Europa sono oltre 8 mln i professionisti dell’ICT, e ad avere il primato è la Gran Bretagna, paese nel quale lavorano 1,6 milioni di specialisti digitali. Seguono la Germania con 1,5 mln, e la Francia, 1 mln. In Italia il settore occupa circa 600mila esperti. Un po’ poco, effettivamente, per il Paese di Industria 4.0, e distribuito in maniera diseguale sul territorio nazionale.

Ad avere il primato, infatti, delle assunzioni di esperti ICT, nel 2017, è la Lombardia (5,2% delle realtà imprenditoriali), seguita dal Lazio (4,3%) e dal Piemonte (4%). Il distacco delle regioni del Sud è netto: si distinguono in particolare la Calabria (1%), Basilicata e Puglia (1,5%)
Ma è in generale il tessuto produttivo italiano a non brillare rispetto alla ricerca di competenze ict: sempre nel 2017, sono state 33mila le imprese che hanno assunto lavoratori con questo tipo di competenze, circa il 2,9% della platea di quelle che hanno assunto nuovo personale. Circa il 60% di queste ha attivato un solo contratto; solo il 15/20% delle imprese che hanno cercato profili specializzati nell’ict ne ha attivati due. Spicca il Lazio, dove oltre il 24% è arrivato a 5 assunzioni

Nell’arco di tempo che va dal 2012 al 2016, il peso percentuale di tali aziende non supera mai il 3,3%, punta massima raggiunta nel 2015. 
In provincia la concentrazione delle assunzioni di specialisti ict non cambia molto. La distribuzione provinciale riflette in sostanza quanto avviene a livello regionale, con Milano in testa tra le province con percentuale più alta di imprese che hanno assunto lavoratori ict (7,67%), seguita da Torino (5,8%), Roma (5,4%), Bologna (5,3%). E poi ancora Monza e Brianza, Padova, Modena, Vicenza: realtà centro settentrionali. A sud si registrano invece i peggiori risultati: in testa Reggio Calabria (0,65%), Agrigento (0,70), Crotone (0,74), e ancora le province sarde (Medio Campidano, Olbia Tempio. Ogliastra, Nuoro). 

Dal punto di vista contrattuale, per altro, la caratteristica di questi contratti è la elevata frammentarietà, e la breve o brevissima durata. Questi aspetti riguardano in particolare i lavori legati al settore della produzione cinematografica, televisiva e video, nel quale per altro si concentrano le assunzioni di lavoratori specializzati nell’ict. 
Una fotografia, dunque, di quanto le nostre imprese siano disposte a investire in capitale umano altamente specializzato, e di quanto ancora siano ampi gli spazi per sviluppare un settore che nel resto d’Europa è cruciale per l’occupazione e per la crescita del tessuto produttivo. 

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