Politiche attive Garanzia Giovani

Politiche attive Garanzia Giovani 20.feb.2018
A che punto siamo con il Lavoro - Video
Il Ministro Poletti in conferenza stampa fa il punto su Garanzia Giovani e sulle novità in tema di riforma dei servizi per l'impiego e di politiche attive per il lavoro.

A pochi giorni da una tornata elettorale che può scompaginare lo scenario politico italiano, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, ha tenuto una conferenza stampa per fare il punto su quanto realizzato negli ultimi mesi in tema di servizi per l’impiego e di politiche attive del lavoro.

Punto di partenza e necessaria premessa, spiega il Ministro, è il radicale cambiamento strutturale amministrativo che ha interessato l’organizzazione del Ministero, non più un moloch da oltre 7500 dipendenti, ma una struttura agile, maggiormente in grado di prendersi cura delle sue mission dichiarate (politiche del lavoro, politiche sociali, politiche previdenziali e servizi istituzionali e generali), grazie soprattutto all’istituzione di ANPAL e dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.
Poletti si è anche soffermato sul rafforzamento dei centri per l’impiego, tanto in termini di aumento del personale quanto in quelli di miglioramento globale dell’informatizzazione e della formazione. «È bene mettere l’enfasi sulle politiche attive, ma serve l’infrastruttura adatta: nel territorio i centri per l’impiego sono il terminale operativo di relazione con i cittadini. Le Regioni possono organizzarsi con le forme che reputeranno migliori, ma nessuna Regione può decidere che l’unità che agisce nel territorio non sia il centro per l’impiego. Questo per garantire un’omogeneità delle prestazioni e il mantenimento di un livello essenziale.»

Ha così preso la parola Cristina Grieco, Coordinatrice degli assessori regionali al lavoro, raccontando di una lunga fase transitoria ormai giunta al termine, che lascia adesso spazio a una fase del tutto nuova. Le Regioni condivideranno col sistema centrale la responsabilità delle politiche attive del lavoro, e la sfida è quella di garantire ovunque un livello essenziale delle prestazioni.

L’attenzione si è quindi spostata verso la Regione Sardegna, una delle prime ad aver realizzato un’agenzia regionale per le politiche attive.
Introduce il discorso l’Assessore Virginia Mura, responsabile regionale per il lavoro e la formazione. La Sardegna viveva una situazione di emergenza a causa della precarietà del personale e della profonda disomogeneità nelle otto province, e il passaggio verso una macchina amministrativa oliata si è avuto solo con la L.R. 9/2016, che ha istituito l’ASPAL. «Abbiamo unificato le politiche attive sotto un unico cappello.» spiega Massimo Temussi, Direttore Generale dell’Agenzia. «Siamo stati la prima Regione a credere in Garanzia Giovani, ma avevamo otto province che lavoravano in maniera totalmente disgiunta. Oggi non è più così, abbiamo verticalizzato i servizi partendo da un’analisi del territorio e dividendo la nostra attività in servizi per le imprese e servizi per i cittadini, e oggi possiamo dire di avere un servizio omogeneo.»

Uno dei momenti centrali della conferenza stampa si è avuto con l’intervento di Salvatore Pirrone, Direttore Generale dell’ANPAL, che ha analizzato nel dettaglio numeri e specifiche dell’attuazione della Garanzia Giovani in Italia. Un relativo approfondimento è disponibile sul portale di Anpal Servizi.

In chiusura è intervenuto Maurizio del Conte, Presidente dell’ANPAL, per un focus dedicato all’assegno di ricollocazione, l’ultima delle azioni legate al Jobs Act a dover essere attivata.
Dopo aver riepilogato le caratteristiche fondamentali della misura, Del Conte è passato ad analizzare il cronoprogramma delle azioni prodromiche all’erogazione concreta dell’assegno verso la platea dei disoccupati, che si prevede diventi effettiva subito dopo Pasqua. Alla fine di febbraio partirà la selezione dei soggetti erogatori privati, mentre per la fine del mese successivo sarà disponibile la nuova infrastruttura tecnologica, che garantirà la partenza del sistema il 3 aprile. Molto importante sarà la definizione di un sistema di rating dei soggetti erogatori, affinché la libertà di scelta del cittadino possa essere garantita dalla presenza di dati oggettivi e concreti.
«Sarà il successo occupazionale a determinare l’importo finanziato e quanto verrà speso, e non il contrario: l’assegno di ricollocazione sarà effettivamente erogato a quegli operatori che collocheranno il disoccupato. In fase di sperimentazione la richiesta della misura è stata circa del 10%, ma siamo convinti che questa quota sia destinata a crescere. Ci aspettiamo una partenza non a pieno volume, ma anche che le domande vadano a crescere con il passare del tempo e con l’aumentare della conoscenza dello strumento. Noi immaginiamo che, una volta a regime, 60 o 70.000 persone potranno essere collocate ogni anno.»

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