Placement universitario

Placement 19.set.2017
“Necessario costruire la filiera della transizione dall’educazione al lavoro”
In un convegno alla Sapienza, il presidente di Anpal ha parlato della sfida del placement per le università italiane

“Serve un passaggio culturale fondamentale, per costruire la filiera della transizione dall’educazione al lavoro. Una filiera che ormai da molto tempo funziona in Germania e più in generale nei Paesi del Nord Europa. Gli atenei devono fare uno sforzo per favorire un contagio proficuo tra mondo accademico e mondo del lavoro, che contribuisca ad arricchire il curriculum dello studente e a facilitarne l’occupazione dopo la laurea”. 

Maurizio Del Conte – in occasione del convegno La condizione occupazionale dei laureati in psicologia della Sapienza tra (molti) miti e (pochi) dati – ha tracciato con queste parole la sfida del placement che già da qualche anno vede impegnate le università italiane. Il presidente di Anpal – intervenendo questa mattina nella facoltà di medicina e psicologia dell’ateneo romano – ha spiegato che “non è più giustificabile costruire un percorso di studi che prescinda completamente dal contesto del mercato”.

I dati dicono infatti che “gli studenti, quando cercano un’occupazione, sostanzialmente lo fanno da soli. Senza però avere un patrimonio informativo che permetta loro di orientarsi in maniera efficace. La conseguenza è che l’Italia presenta uno dei livelli più alti di disallineamento tra gli studi effettuati e la professione praticata”. 

Diventa quindi “indispensabile che le università si dotino di strutture dedicate a tempo pieno alla realizzazione di un raccordo virtuoso tra il mondo accademico e quello produttivo. Strutture che devono essere ricche di professionalità e che devono svolgere il mestiere di orientare studenti e laureati e di metterli in contatto con le imprese”.

Del Conte ha ricordato che “prima come Italia Lavoro e oggi come Anpal Servizi abbiamo contribuito e stiamo contribuendo in maniera significativa a diffondere modelli e ad aiutare gli atenei a costruire i servizi di placement. Lavoriamo con 75 università, abbiamo portato a termine migliaia di percorsi personalizzati attraverso tirocini e altre forme di incontro tra aziende e realtà accademiche. Siamo insomma molto impegnati su tutta la filiera della transizione”. 

Il convegno è stato soprattutto l’occasione per un confronto approfondito sulla condizione occupazionale degli psicologi: tra realtà attuale, prospettive e nuove sfide. 

Marco Manieri di Anpal Servizi – in particolare - ha presentato una elaborazione dei dati Istat per analizzare la situazione specifica dei laureati in psicologia della Sapienza. L’indagine riguarda oltre 2668 psicologi intervistati nel 2015, a quattro anni dalla laurea conseguita (nel 2011) nel principale ateneo romano.

Tra le evidenze emerse, ecco le più significative:

  • L’84,2% dei laureati di 2° livello è occupato (quasi il 10% in più rispetto alla media nazionale)
  • Più del 70% svolge un lavoro indipendente
  • Più del 60% svolge un’attività coerente con gli studi effettuati
  • Il guadagno medio dello psicologo specialista (sempre a 4 anni dalla laurea) è di 998 euro netti mensili, contro i 941 della media nazionale
  • Il 54,2% degli psicologi della Sapienza - nonostante siano occupati - cercano un nuovo lavoro

In sintesi, gli psicologi della Sapienza:

  • hanno una maggiore probabilità di essere occupati rispetto agli psicologi degli altri atenei
  • in 7 casi su 10 svolgono un lavoro coerente con il percorso di studi
  • in oltre il 90% dei casi considerano la laurea necessaria e/o utile per la loro attuale occupazione e sono soddisfatti delle conoscenze fornite dall’università
  • la durata del percorso post laurea è congruente con il tirocinio post laurea obbligatorio per l’esame di stato
  • stabilità lavorativa e possibilità di carriera sono ragioni di insoddisfazione


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