Placement universitario
“Serve un passaggio culturale fondamentale, per costruire la filiera della transizione dall’educazione al lavoro. Una filiera che ormai da molto tempo funziona in Germania e più in generale nei Paesi del Nord Europa. Gli atenei devono fare uno sforzo per favorire un contagio proficuo tra mondo accademico e mondo del lavoro, che contribuisca ad arricchire il curriculum dello studente e a facilitarne l’occupazione dopo la laurea”.
Maurizio Del Conte – in occasione del convegno La condizione occupazionale dei laureati in psicologia della Sapienza tra (molti) miti e (pochi) dati – ha tracciato con queste parole la sfida del placement che già da qualche anno vede impegnate le università italiane. Il presidente di Anpal – intervenendo questa mattina nella facoltà di medicina e psicologia dell’ateneo romano – ha spiegato che “non è più giustificabile costruire un percorso di studi che prescinda completamente dal contesto del mercato”.
I dati dicono infatti che “gli studenti, quando cercano un’occupazione, sostanzialmente lo fanno da soli. Senza però avere un patrimonio informativo che permetta loro di orientarsi in maniera efficace. La conseguenza è che l’Italia presenta uno dei livelli più alti di disallineamento tra gli studi effettuati e la professione praticata”.
Diventa quindi “indispensabile che le università si dotino di strutture dedicate a tempo pieno alla realizzazione di un raccordo virtuoso tra il mondo accademico e quello produttivo. Strutture che devono essere ricche di professionalità e che devono svolgere il mestiere di orientare studenti e laureati e di metterli in contatto con le imprese”.
Del Conte ha ricordato che “prima come Italia Lavoro e oggi come Anpal Servizi abbiamo contribuito e stiamo contribuendo in maniera significativa a diffondere modelli e ad aiutare gli atenei a costruire i servizi di placement. Lavoriamo con 75 università, abbiamo portato a termine migliaia di percorsi personalizzati attraverso tirocini e altre forme di incontro tra aziende e realtà accademiche. Siamo insomma molto impegnati su tutta la filiera della transizione”.
Il convegno è stato soprattutto l’occasione per un confronto approfondito sulla condizione occupazionale degli psicologi: tra realtà attuale, prospettive e nuove sfide.
Marco Manieri di Anpal Servizi – in particolare - ha presentato una elaborazione dei dati Istat per analizzare la situazione specifica dei laureati in psicologia della Sapienza. L’indagine riguarda oltre 2668 psicologi intervistati nel 2015, a quattro anni dalla laurea conseguita (nel 2011) nel principale ateneo romano.
Tra le evidenze emerse, ecco le più significative:
- L’84,2% dei laureati di 2° livello è occupato (quasi il 10% in più rispetto alla media nazionale)
- Più del 70% svolge un lavoro indipendente
- Più del 60% svolge un’attività coerente con gli studi effettuati
- Il guadagno medio dello psicologo specialista (sempre a 4 anni dalla laurea) è di 998 euro netti mensili, contro i 941 della media nazionale
- Il 54,2% degli psicologi della Sapienza - nonostante siano occupati - cercano un nuovo lavoro
In sintesi, gli psicologi della Sapienza:
- hanno una maggiore probabilità di essere occupati rispetto agli psicologi degli altri atenei
- in 7 casi su 10 svolgono un lavoro coerente con il percorso di studi
- in oltre il 90% dei casi considerano la laurea necessaria e/o utile per la loro attuale occupazione e sono soddisfatti delle conoscenze fornite dall’università
- la durata del percorso post laurea è congruente con il tirocinio post laurea obbligatorio per l’esame di stato
- stabilità lavorativa e possibilità di carriera sono ragioni di insoddisfazione
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