Occupazione

Occupazione 06.dic.2018
Presentato il nuovo rapporto sul mercato del lavoro del Cnel
L’occupazione ha recuperato i livelli pre-crisi, ma aumenta il lavoro a tempo determinato e calano gli autonomi. Salgono l’occupazione di scarsa qualità e il lavoro povero. Presentato oggi a Roma lo studio annuale del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro
Il paziente ha ormai superato la fase acuta ma la convalescenza è ancora lunga. E’ in chiaroscuro la fotografia sul mercato del lavoro in Italia scattata nel 2018 dal rapporto annuale del Cnel, presentato oggi a Roma nell’Aula del Parlamentino in Viale David Lubin 2. 
 
Lo studio – relativo anche alla contrattazione collettiva e frutto della collaborazione con i ricercatori di Anpal e Inapp – parla chiaro: negli anni più recenti la ripresa dell’economia ha creato molti posti di lavoro e l’occupazione ha recuperato i livelli pre‐crisi. Ma il quadro resta pieno di contraddizioni:
 
  • il volume di lavoro (in termini di ore lavorate) resta tuttora inferiore;
  • sono aumentati gli squilibri territoriali e le differenze di genere;
  • la disoccupazione resta alta (10,6%), soprattutto tra i giovani (30,4%).
 
La composizione dell’occupazione è inoltre cambiata in maniera rilevante:
  • +35% di lavoro a tempo determinato (pari a +800 mila occupati) tra il 2014 e il secondo semestre 2018, l’85% dei contratti non supera i 12 mesi;
  • rallentamento dei contratti a tempo indeterminato: + 460 mila unità (meno trasformazioni) con il contratto a tutele crescenti che riguarda il 16% delle assunzioni;
  • lavoro autonomo in calo: -117 mila occupati.
 
L’aspetto più preoccupante è però l’aumento del lavoro povero:
 
  • bassi salari (erosione dei minimi dei CCNL);
  • bassa intensità di lavoro (ore, mesi);
  • occupazione precaria e poco qualificata;
  • compressione costi-salari;
  • concentrazione in alcuni settori specifici (agricoltura, costruzioni e servizi: alloggio e ristorazione, servizi sociali e alle persone).
 
Le questioni aperte – e che non possono essere sottovalutate - sono insomma numerose: 
 
  • bassa intensità del lavoro e scarsa qualificazione dell’occupazione;
  • potenziale di crescita sottoutilizzato (donne, NEET, disoccupati);
  • carenza di settori e attività ad elevata produttività e alto valore aggiunto; 
  • lavoro povero (poche ore lavorate, precarietà, bassa partecipazione);
  • mismatch occupazionale tra domanda e offerta);
  • squilibri territoriali (differenze aumentate tra nord e sud);
  • diffusione del lavoro sommerso e delle irregolarità;
  • politiche passive poco efficaci contro la povertà;
  • politiche attive senza rete di attivazione e accompagnamento;
  • frammentazione delle relazioni industriali e debolezza della contrattazione integrativa.
 
 
 
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