Lavoro autonomo
Lieve flessione, pari al 2,4%, del numero di partite Iva nel confronto tra il terzo trimestre 2018 e lo stesso periodo del 2017. Lo dicono i dati dell’Osservatorio MEF sulle partite Iva resi noti in queste ore, che forniscono un interessante spaccato del Paese e del mercato del lavoro, in particolare quello autonomo.
La flessione degli avviamenti ha riguardato tutte le principali figure giuridiche: persone fisiche (-2,3%), società di capitali (-5%), e soprattutto le società di persone (-15,2%).
Tra le persone fisiche, le nuove partite Iva sono soprattutto uomini (61,2%) in prevalenza giovani. Il 47,2% delle nuove aperture, infatti, riguarda persone fino a 35 anni, e il 32,3% persone appartenenti alla fascia d’età compresa tra i 36 e i 50 anni.
Prendendo in considerazione l’arco di tempo che va dal 2011 al 2015, i dati dell’Osservatorio MEF consentono tra l’altro di disaggregare, per classi di età, le percentuali dei soggetti che hanno aperto una partita IVA rispetto alla totalità di aperture IVA del settore per ciascun anno. I settori “Sanità”, “Attività professionali, scientifiche e tecniche”, “Attività finanziarie”, “Commercio” e “Servizi di informazione” sono quelli che hanno una maggiore percentuale di soggetti under 35 che hanno aperto nuove partite IVA rispetto alla totalità dei soggetti che hanno aperto una partita IVA nel settore (nell’anno 2015 le percentuali sono 60,6%, 45%, 39,8% 35,4% e 28,25% rispettivamente); tali percentuali sono invece molto basse in altri settori, come ad esempio il settore agricolo, dove invece è possibile riscontrare un’alta percentuale di soggetti al di sopra dei 65 anni.
È bene far presente inoltre che sono questi gli anni nei quali vengono introdotti il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile con legge 98/2011, e il nuovo regime forfetario previsto a partire dal 2015.
Tra i settori produttivi, spicca il commercio che conferma il maggior numero di aperture (21,5% del totale), seguito dalle attività professionali (14,6%) e dall’agricoltura (9,2%). Crescono tuttavia i settori dell’istruzione (+10,7%), le attività finanziarie (+2,9%), i servizi alle imprese (+2,3%).
Anche i dati territoriali sembrano confermare un andamento consueto sia in questo che in altri ambiti: circa il 43% delle nuove P.i. è concentrato nelle regioni del Nord, il 34% tra Sud e isole, il 22,5 al Centro. La Calabria presenta il miglior dato di crescita tra le regioni del Mezzogiorno, con il +5,9%, mentre la diminuzione più consistente si registra in Sicilia (-18,7) in particolare nel settore dell’alloggio e della ristorazione.
Un dato interessante riguarda le partite Iva avviate da persone nate all’estero, che rappresentano il 18,7% del totale.