Gli stranieri residenti in Italia sono 5 milioni e 144 mila
La popolazione straniera residente in Italia al 1° gennaio 2018 è di 5.144.000 milioni di persone, pari all’8,5% della popolazione residente. E’ il dato che emerge dal IX Rapporto Annuale 2019 'Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia’ curato dalla Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione con il coordinamento esecutivo di Anpal Servizi che è stato presentato a Montepulciano nell’ambito della manifestazione ‘Luci sul Lavoro’.
Nel rapporto si legge che gli stranieri residenti tra l’inizio del 2015 e l’inizio del 2017 sono cresciuti a un ritmo abbastanza lento, mentre una crescita più significativa è avvenuta nel corso del 2017, con un dato d’inizio 2018 superiore di quasi 100 mila unità a livello dell’anno precedente. Dal 1° gennaio 2015 al 1° gennaio 2018 l’aumento della popolazione residente straniera è stata di 130 mila unità, a fronte di un calo di 442 mila unità dei residenti con cittadinanza italiana. L’Italia si posiziona al terzo posto tra i cinque paesi dell’Unione Europea nei quali si concentra la presenza degli immigrati dopo la Germania e il Regno Unito e prima della Francia e della Spagna.
Alcune comunità straniere hanno fatto registrare tassi di crescita importanti, in particolare, la comunità nigeriana che è aumentata tra il 2017 ed il 2018 del 19,8%, seguita da quella ivoriana del 15,7% (+4,4% nei 12 mesi precedenti). La cittadinanza europea con la crescita percentualmente più rilevante è quella britannica con il +3,5% seguita da quella russa con il +2,8% e da quella francese con il +2,3%. Ma vi sono comunità in calo: la macedone che cala del 3,9% e l’ecuadoriana del 3,3%. La comunità albanese resta comunque, nei livelli assoluti, al secondo posto dopo quella rumena.
Vanno segnalate alcune tendenze. La prima è quella di un aumento della presenza nel nostro Paese di cittadini di Stati dell’Africa Occidentale, dell’Asia Centromeridionale e di quella Orientale. Nel Nord-Africa, il numero di cittadini marocchini e tunisini risulta essere in calo, mentre cresce quello dei cittadini egiziani. Tra le cittadinanze dell’America Latina diminuiscono quelle degli Stati di lingua spagnola. Un calo interessa anche i residenti cittadini di Stati dell’Europa Centroorientale, sia appartenenti alla UE (Polonia) sia non appartenenti alla stessa (Albania, Serbia, Kossovo e Macedonia). Si può anche osservare che le cittadinanze degli Stati di più antica adesione alla UE si trovano in fondo alla graduatoria (Germania al 26° posto, Francia al 28° e Regno Unito al 30°).
Pr quanto riguarda il lavoro, nel rapporto si evidenzia che gli stranieri in età da lavoro sono più di 3 milioni e 950 mila, gli occupati dai 15 anni in su sono 2 milioni e 455 mila e 399.746 sono le persone in cerca di un’occupazione mentre gli inattivi tra i 15 e i 64 anni sono oltre 1 milione e 100.000.
I settori produttivi che impiegano più stranieri sono quelli delle costruzioni e dell’agricoltura così come importanti risultano la ristorazione e l’accoglienza, settori in cui è scarsa la propensione degli stranieri a mettersi in proprio, infatti 9 individui su 10 preferiscono un’occupazione dipendente, così come non passa inosservato il fatto che la stragrande maggioranza svolge incarichi di bassa qualifica e in possesso del minimo livello di istruzione.
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