Festival dell'economia

Festival dell'economia 01.giu.2018
Del Conte: “L’impatto del progresso tecnico sull'occupazione è gestibile”
“Ma occorre ricostruire la filiera formativa”. Il presidente di Anpal interviene al Festival dell’Economia di Trento
Il Festival dell’economia di Trento, che si sta svolgendo in questi giorni (31 maggio-3 giugno), si occupa quest’anno di un tema centrale della scienza economica fin dagli albori della prima rivoluzione industriale: il controverso rapporto tra progresso tecnico e occupazione. 

Il progresso ha sempre determinato sconvolgimenti nel tessuto produttivo e nei rapporti sociali. Oggi, nella quarta rivoluzione industriale, la disoccupazione tecnologica può diffondersi a livello globale? E come è possibile sostenere chi perde il proprio posto mentre è alla ricerca di un nuovo lavoro. Di ciò si è parlato al convegno di sabato 1° giugno, dal titolo “Come sostenere il reddito mentre si cambia lavoro”, a cui ha partecipato Maurizio Del Conte, presidente di Anpal

Francesco Daveri, economista dell’Università Bocconi, ha sottolineato che la quarta rivoluzione industriale sta accentuando alcuni fenomeni che già si sono manifestati nel corso delle precedenti “rivoluzioni": in particolare è più elevata la velocità di diffusione delle innovazioni e più ampio e sistemico l’impatto, perché riguarda i metodi di produzione, di consumo, di gestione in tutti i settori e tutti i paesi. Si accentua la delocalizzazione all’estero e il mercato si divide in due segmenti che quasi non comunicano più: lavoratori scarsamente qualificati e retribuiti da una parte; lavoratori professionalizzati con stipendi elevati dall’altra. Come attenuare gli effetti sociali negativi? Anziché tassare i robot o estendere un reddito di cittadinanza a tutti, meglio misure preventive o compensative attive come programmi di formazione permanente, programmi assicurativi fiscalmente deducibili sui salari e prestiti a lungo termine a fini di riqualificazione professionale. 

Dello stesso avviso Del Conte: "l’impatto della quarta rivoluzione industriale è gestibile, ma aumenteranno le transizioni da un posto di lavoro all’altro. In particolare, si stima che i cosiddetti millennials dovranno cambiare lavoro mediamente 7-8 volte nell’arco della loro carriere. Occorre perciò ricostruire la filiera formativa e ricollegare la formazione con la domanda delle imprese. Una filiera che deve partire da una scuola che deve superare i retaggi di un passato 'gentiliano' e aprirsi al mondo, cominciando dall’orientare i ragazzi nelle scelte formative e professionali". Passi avanti sono stati fatti; l’alternanza scuola-lavoro è una realtà, il sistema duale sta decollando. Inoltre occorre garantire le competenze digitali di base, senza le quali ogni investimento in skill di alto livello risulterebbe vano: “dobbiamo abilitare a imparare” dice Del Conte. E non sempre è un problema di risorse; malgrado i progressi negli ultimi anni, in qualche regione ancora si fa fatica a utilizzare pienamente i fondi strutturali europei. Occorre perciò migliorare la capacità di spesa, investire in servizi e riprendere a fare programmazione in tema di politiche del lavoro e della formazione: in sintesi “fare sistema”. 

Il convegno si è arricchito dei contributi di Goffredo Freddi, direttore della comunicazione di MSD Italia e Donato Iacovone, amministratore delegato di Ernest&Young Italia. Freddi ha ricordato come i lavoratori over 50 del settore farmaceutico, pur altamente specializzati, si siano trovati spesso spiazzati dalla rivoluzione digitale. Secondo Iacovone "nei prossimi 5 anni avremo nel nostro Paese 2 milioni e mezzo di nuovi occupati, di cui il 28% con competenze basiche e il 72% con competenze più alte. Dobbiamo impegnarci quindi a creare personale con questo tipo di competenze che possa intercettare l’offerta di lavoro. In un Paese come il nostro – ha detto ancora Iacovone – che vive sulla capacità di fare impresa, è necessario creare lavoro legato all'imprenditoria, che porta a sua volta nuova occupazione”.
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