Employers' Day
Nella splendida cornice di Villa Lubin, sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, è stata una mattinata piena di interventi, di idee e di suggestioni. L’Italian Employers’ Day 2017 è giunto al suo culmine: un convegno nazionale dove i rappresentanti del settore pubblico e quelli dell’impresa possono interrogarsi su come costruire assieme e in armonia il futuro dei servizi per l’impiego.
Tra gli schermi che sciorinano in tempo reale i tweet sull’evento, ha fatto gli onori di casa il Presidente del CNEL Tiziano Treu. Nel suo breve intervento ha trovato il tempo di inaugurare i lavori, ma anche di entrare più approfonditamente nei temi della giornata: in un’Europa sempre più connessa, è impensabile che in Italia l’impresa non venga coinvolta in prima persona. La rete dei servizi deve assumere una maggiore rilevanza, per operare un cambiamento che sposti il focus dal problema dell’occupabilità a quello della continuità del lavoro. In questa società liquida – ha concluso Treu – i servizi sono il tessuto connettivo.
Salvatore Pirrone, Direttore Generale dell’Anpal, ha sottolineato l’importanza di costruire un rapporto coi datori di lavoro, e ha lodato l’impegno di Anpal Servizi nell’organizzazione e nella gestione dei numerosi eventi su base territoriale che si sono succeduti dall’avvio ufficiale dell’Employers’ Day, il 13 novembre.
In un Paese in cui l’intermediazione per il lavoro è multiforme e ineguale, occorre rafforzare l’intermediazione strutturata, perché migliora l’allocazione delle risorse sul mercato, un tema questo sul quale l’Italia è ancora indietro rispetto a molte altre realtà europee. Per riuscirci è necessario continuare a investire sulla formazione del personale dei centri per l’impiego, nonché valorizzare realtà esistenti che stanno dando un importante contributo alla causa, come il Numero Unico del Lavoro.
A seguire, è il turno di Maurizio Del Conte, Presidente dell’Anpal. È lui a entrare nel cuore della giornata, introducendo la grande consultazione pubblica approntata per indagare sui desiderata e sulle necessità del mondo dell’impresa.
Per Del Conte infatti si dovrebbe partire non dal singolo disoccupato, ma dalle condizioni del mercato del lavoro: intercettare l’evoluzione, il cambiamento e la domanda di competenze, affinché i processi di digitalizzazione e di robotizzazione possano impattare positivamente sul capitale umano, senza creare scompensi o aumento della disoccupazione.
Occorre costruire una filiera che parta dalla scuola e arrivi a un inserimento continuo. La discontinuità non dovrà più essere un fatto patologico, ma un aspetto fisiologico della vita professionale di un individuo: un susseguirsi di azioni connesse, in grado di aumentare di continuo la sua capacità di essere occupato.
L’impresa deve quindi smettere di essere un semplice employer, per diventare attore delle politiche attive a tutti gli effetti. Da qui l’idea di disegnare di concerto un modello efficiente, con l’aiuto di un questionario che affronta, nell’ordine: le caratteristiche dell’impresa (per politiche il più possibile mirate), i risultati finora conseguiti e soprattutto le prospettive future.
L’Employers’s Day non è però solo un vertice tra alte cariche del mondo del lavoro, ma anche e soprattutto un’occasione per generare occupazione concreta. Lo dimostrano i contributi video, che spaziano dal Veneto alla Sicilia, e le 546 iniziative (boot camp, workshop, job cafè e molto altro ancora) che hanno interessato tutto il territorio nazionale. Anche in quest’ottica si situa l’intervento di Cristina Grieco, assessore all’istruzione e formazione della Regione Toscana, che ha approfondito – tra l’altro – il tema dell’alternanza scuola-lavoro.
Con il susseguirsi degli interventi, e il lancio ufficiale del contest dedicato ai giovani: “Al lavoro? Mi presento così!”, giunge l’ora di chiudere le fila del discorso, compito affidato a Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Il tema del lavoro – spiega il Ministro – è il pilastro centrale della società, il tema per eccellenza, in grado di influenzare tutti gli altri. Per troppo tempo si è sbagliato approccio, prima ritenendo che solo il settore pubblico potesse garantire un’adeguata parità di trattamento in tema di politiche del lavoro, e poi accantonandolo di botto, inseguendo l’opposta utopia: un mercato in grado di regolarsi da solo senza alcun intervento esterno. Occorre invece cercare – a furia di oscillazioni – il perfetto equilibrio, che si otterrà solo quando scuola, pubblico e privato costruiranno un insieme di relazioni che metterà ciascuno in grado di esprimere il massimo della propria missione: un modello di governance aperto, nel quale si comprenda che abbandonando gli egoismi tutti quanti ottengono un guadagno, senza perdere nulla della propria autonomia.
Gli interventi normativi non sono mancati (ad esempio Garanzia Giovani), ma non può essere una norma a cambiare il modo di vedere il lavoro, perché tutti quanti devono assumersi la consapevolezza di far parte di un sistema nuovo: un sistema dove impresa e servizi sono parte integrata e centrale, che si rivelerà all’altezza solo se nessuno vorrà respingere la sfida.