Coronavirus: il SURE contro la disoccupazione

Coronavirus 17.apr.2020
Quali sono le implicazioni di SURE?
Ne parliamo con un esperto, il professore Michele Faioli
Ursula von der Leyen - Presidente della Commissione Europea

La settimana scorsa abbiamo parlato di SURE (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency), la proposta avanzata dalla Commissione europea per fornire ai 27 Stati membri un sostegno finanziario di 100 miliardi di euro per contrastare i danni della disoccupazione indotta dal Coronavirus.

Molti l'hanno definita "una cassa integrazione europea", destinata ai lavoratori dei settori economici più colpiti dall'epidemia. 

Questa settimana abbiamo deciso di intervistare un esperto - Michele Faioli, professore associato di Diritto del Lavoro all'Università Cattolica di Milano e membro del Cnel - per approfondire l'argomento.

Quali sono i vantaggi di questo strumento (SURE)? 

Lo schema SURE è stato costruito come "cassa integrazione delle casse integrazione" e permette agli schemi nazionali di avere risorse ulteriori per sostenere in modo speciale il reddito nelle fasi di alternanza lavoro/non-lavoro. Le risorse europee, rifluiendo negli schemi nazionali, saranno erogate secondo le regole nazionali. Mi pare che sia una scelta molto pratica, dunque positiva, per un momento molto eccezionale. 

Alcuni esperti, tra cui Michele Tiraboschi (ordinario di Diritto del lavoro all'università di Modena e Reggio Emilia e direttore di Adapt, ndr) l'hanno definita una strategia difensiva che si limita a replicare strumenti già esistenti in Italia e Germania. È d'accordo? 

SURE è uno schema di mutualizzazione del rischio di disoccupazione a livello europeo.  I sistemi nazionali di sicurezza sociale non solo non possono gestire rischi di questo tipo, ma forse non dovrebbero proprio farlo. Covid19 ci sta insegnando che i rischi di disoccupazione "generalizzata" (pandemia, incidenti nucleari, etc.) debbono avere una struttura finanziaria che ha come base tutta l'Europa (maggiore è la platea assicurabile, minore è il costo) e una organizzazione attivabile al momento giusto dalla Commissione con trasmissione veloce delle risorse economiche agli istituti nazionali di sostegno al reddito.

Ritiene che i 100 miliardi stanziati siano una rete di protezione sufficiente per milioni di lavoratori europei presumibilmente espulsi dal mercato del lavoro nei prossimi mesi?

SURE va inserito e anlizzato nell'ambito del pacchetto europeo anti-Covid19 complessivo che è composto dai 540 miliardi del fondo salva-Stati, dai 200 miliardi BEI, dai 750 miliardi BCE, dal recovery fund e dalla flessibilità di bilancio europeo, oltre che dalle misure che strutturalmente sono volte a sostenere imprese e occupabilità. Sono risorse che dimostrano che l'Europa ha un significato sociale in sé.

Se avessero chiesto a lei di immaginare uno strumento per contrastare la disoccupazione in un simile frangente, come lo avrebbe delineato? 

Condivido l'impostazione del prof. Frank Vandenbroucke dell'Univ. di Amsterdam secondo il quale lo SURE deve essere inteso come una misura temporanea e emergenziale in vista dell'introduzione dello European Unemployment Benefit Scheme (EUBS). L'EUBS è l'obiettivo verso cui tendere e su cui lavorare nei prossimi mesi, anche sulla base dei risultati che ci perverranno dall'applicazione dello SURE.

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