Statistiche del lavoro II trimestre 2020
Statistiche del lavoro
11.set.2020
Istat: forte incremento degli inattivi (+10% in un anno)
Usciti oggi i risultati delle rilevazioni Istat relativi al II trimestre. La pandemia ha avuto effetti critici sull'occupazione soprattutto di donne, giovani e stranieri e ha allargato i divari preesistenti
I risultati della Rilevazione sulle forze di lavoro relativa al secondo trimestre 2020 risentono della crisi economica innescata dal Coronavirus in misura anche maggiore rispetto al trimestre precedente. Vi è un minore utilizzo complessivo del fattore produttivo lavoro coerente con la diminuzione del Pil: l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, diminuisce sia rispetto al trimestre precedente (-13,1%) sia rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (-20,0%) e ciò riflette l’eccezionale contrazione dell’attività economiche (il decremento del Pil rispetto allo scorso trimestre è stato del 12,8%).
Rispetto allo scorso trimestre ci sono 470 mila occupati in meno (-2,0%), per lo più lavoratori a termine (-295 mila) e indipendenti (-101 mila), mentre la diminuzione dei dipendenti a tempo determinato è di 75 mila unità. Il tasso di occupazione è pari al 57,6%, in diminuzione di 1,2 punti rispetto al primo trimestre 2020.
Diminuiscono, inoltre, gli occupati che hanno lavorato per almeno 36 ore a settimana (50,6%, -13,8 punti rispetto a un anno fa), a seguito delle assenze dal lavoro e della riduzione dell’orario dovute all’emergenza sanitaria.
Forte è stato l’incremento del numero di inattivi (+1 milione 310 mila in un anno, +10%). Ora gli inattivi che hanno un’età compresa tra 15 e 64 anni sono 14 milioni 183 mila.
La domanda di lavoro delle imprese è diminuita del 3,9% rispetto al I trimestre e del 4,0% in un anno. Molto rilevante il calo delle ore lavorate per dipendente, pari a -19,1% rispetto al I trimestre 2020 e a -26,2% su base annua. Il ricorso alla cassa integrazione ha registrato una variazione positiva pari a 323,2 ore ogni mille ore lavorate. Il tasso dei posti vacanti è aumentato di 0,4 punti rispetto al trimestre scorso ed è diminuito di 0,5 punti percentuali su base annua.
I settori maggiormente colpiti dall’emergenza sanitaria sono quelli dove il lavoro a termine è più diffuso: commercio (-191 mila occupati, -5,8%) e, soprattutto, alberghi e ristorazione (-246 mila, -16,1%). Un altro settore che ha decisamente risentito degli effetti della pandemia, anche per la rilevante presenza di lavoratori non regolari, è quello dei servizi domestici alle famiglie (-125 mila, -16,7%), interessando principalmente gli stranieri e le donne.
Tra le professioni più colpite spiccano camerieri, baristi, cuochi, commessi ed esercenti delle vendite al minuto, collaboratori domestici e badanti; tra le poche professioni in crescita si segnalano i tecnici programmatori o elettronici e gli addetti alle consegne.
Complessivamente l’emergenza sanitaria, almeno fino al secondo trimestre 2020, ha colpito soprattutto le componenti più vulnerabili del mercato del lavoro (giovani, donne e stranieri), le posizioni lavorative meno tutelate e l’area territoriale del paese storicamente più critica, il Mezzogiorno; la pandemia sembra quindi aver aumentato i divari preesistenti nella partecipazione al mercato del lavoro.
testo integrale e nota metodologica (pdf)
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