Rapporto censis
Censis
06.dic.2019
53° Rapporto Censis: il miraggio del lavoro dignitoso
Tra il 2013 e il 2018 si allarga la forbice tra crescita del Pil e aumento dei salari reali
Furore di vivere, ansia, sfiducia. Con questi d`animo molti italiani vivono la fase storica che li vede fuggire dal mulinello della crisi vivendo però in uno stato di grande incertezza. Questa la fotografia del Paese reale fornita dal 53° Rapporto Censis presentato oggi a Roma presso la sede del Cnel.
“Questa edizione conferma le preoccupazioni emerse già lo scorso anno - avverte Tiziano Treu presidente Cnel - In particolare sono i dati sul lavoro a generare incertezza così come quelli relativi alla sostenibilità del welfare futuro. Problemi acuti che non vedono soluzioni all'altezza delle trasformazioni in atto nella società".
Il 23,7% degli italiani riconduce la causa del rancore diffuso di questi anni alla crescente disuguaglianza nei redditi e nelle opportunità di lavoro. La «ripresa senza salario» caratterizza ancora l’andamento economico dell’Unione europea. Tra il 2013 e il 2018 si è ampliata la forbice tra la crescita del Pil e la crescita dei salari reali. Il 12,2% degli occupati in Italia è a rischio povertà, non sorprende quindi che 3 italiani su 4 siano favorevoli all’introduzione del salario minimo per legge. La percentuale è più alta tra gli occupati (75,3%) e tra chi dispone di un reddito basso (l’80,7% con un reddito fino a 15.000 euro annui) o medio-basso (il 78,7% con un reddito compreso tra 15.000 e 30.000 euro annui).
“Siamo di fronte a un Paese divorato dall'incertezza - dichiara nel suo intervento Giorgio De Rita segretario generale Censis - Cresce notevolmente l'ansia di declassamento sociale. Il 69% degli italiani crede che la mobilità sia bloccata. Solo il 14% si dichiara ottimista. Sette su dieci vivono una condizione di forte incertezza“.
L'analisi sul mercato del lavoro evidenzia i ritardi nell'implementazione delle politiche attive del lavoro negli ultimi dieci anni e allo stesso tempo punta i riflettori su alcune dinamiche potenzialmente incoraggianti. In particolare l'interesse è rivolto a turismo e ict. Il settore del turismo in Italia continua a rivestire il ruolo di grande contenitore dell’occupazione e di driver fondamentale per l’economia. Tra il 2017 e il 2018 il contributo diretto del settore al Pil è aumentato dell’1,9%, con un valore economico di poco meno di 96 miliardi di euro. Il contributo diretto in termini di occupazione sfiorava il milione e mezzo di addetti nel 2017 e per il 2018 si stima un incremento dell’1,3% (circa 20.000 in più). Secondo le proiezioni a dieci anni del valore economico e dell’occupazione, nel 2028, con un tasso di crescita medio annuo dell’1,9%, il contributo diretto potrebbe raggiungere i 116 miliardi di euro, con poco meno di 1.800.000 occupati. Se si aggiungono gli impatti indiretti e indotti, si arriverà a 267 miliardi di euro e a una occupazione di quasi 4 milioni di addetti. L'ict è l'altro settore dove cresce l'occupazione. Tra il 2016 e il 2018 il settore Ict ha aumentato la base occupazionale di 31.000 addetti (+4,8%). In totale il settore occupa oggi 677.000 persone.