Rapporto Censis 2020

Eventi 04.dic.2020
Censis: “la classe dirigente riprenda in mano l’aratro”
Nella presentazione della 54a edizione del Rapporto Censis sulla situazione sociale del paese si sottolinea la necessità di superare l’ottica di breve periodo dettata dall’emergenza. Vanno affrontati i problemi strutturali
Rapporto Censis 2020

“Il sistema Italia? Una ruota quadrata che non gira: avanza a fatica, suddividendo ogni rotazione in quattro unità, con un disumano sforzo per ogni quarto di giro compiuto”: come ogni anno il Censis evoca un’immagine espressiva per rappresentare lo stato di difficoltà del nostro Paese. Difficoltà legata a vulnerabilità strutturali sulle quali l’epidemia ha squarciato il velo.

Nel presentare la 54a edizione del Rapporto Censis sulla situazione sociale del paese, il direttore generale Massimo Valeri e il segretario generale Giorgio De Rita hanno ben sintetizzano questi problemi strutturali, che hanno portato il nostro paese in coda (Grecia esclusa) alla classifica europea della produttività: tra il 2008 e il 2019 questa è aumentata in Italia appena dello 0,1% ogni anno. 

Sanità indebolita soprattutto a livello di medicina territoriale; scuola che si regge anche grazie ai contributi volontari per beni di consumo indispensabili; infrastrutture obsolete: con servizi pubblici carenti, fiaccati dai tagli alla spesa, la crisi pandemica ha avuto effetti relativamente più pesanti su sistema economico e mercato del lavoro. “E ha colpito un paese già stanco” ha sottolineato De Rita. 

Rispetto all’anno scorso, nel terzo trimestre sono già 457.000 i posti di lavoro persi da giovani e donne, il 76% del totale dell’occupazione andata in fumo (605.000 posti di lavoro). E sono 654.000 i lavoratori indipendenti o con contratto a tempo determinato senza più un impiego. E la sperequazione nella possibilità di resistere alla perdita del lavoro ha visto nelle donne ancora una volta il segmento più svantaggiato. Al secondo trimestre il tasso di occupazione, che per gli uomini raggiungeva il 66,6%, presentava un divario di oltre 18 punti a sfavore delle donne. Nella classe di età 15-34 anni solo 32 donne su 100 risultano occupate o in cerca di una occupazione. Per le donne di 25-49 anni il tasso di occupazione è del 71,9% tra quelle senza figli, solo del 53,4% tra quelle con figli in età pre-scolare.

Cosa rimarrà dopo lo stato d’eccezione che abbiamo vissuto quest’anno? “Le scorie dell’epidemia saranno molte, non possiamo nascondercelo” – ha commentato Valeri – “nel nostro paese che ha fatto dell’autoimprenditorialità uno dei suoi punti di forza, solo il 13% è pronti a tornare a rischiare aprendo un’impresa”. 

In queste condizioni di incertezza e di paura “non basta più la vitalità diffusa, l’adattamento progressivo un po’ furbo ma efficace. Serve una nuova e sistematica azione della mano pubblica, non solo per rassicurare nell’oggi con bonus e ristori, ma per ripensare il paese”.

Occorre metter mano ai fondamenti strutturali. In proposito De Rita cita Pascoli auspicando che “la nostra classe dirigente rimetta mano all’aratro dimenticato in un campo mezzo nero e mezzo grigio”. 

Tiziano Treu, presidente del Cnel sottolinea che un progetto collettivo si basa anche “sulla fiducia nella capacità dei corpi intermedi di fare coesione e di contribuire a una buona finalizzazione delle politiche pubbliche. Di fronte alle tendenze individualistiche che hanno portato all’affermarsi dell’ideologia della disintermediazione, pubblico e parti sociali devono contribuire a dare una progettazione del futuro”. 
“E le scelte devono essere all’insegna della trasparenza e della chiarezza: esplicitazione di strumenti e obiettivi di politica economica e comunicazione chiara delle decisioni”.  

 

Considerazioni generali
Sintesi del Rapporto

 

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