Il reddito minimo nella Politica sociale dell'UE e nei Paesi europei

Banche Dati 11.lug.2019
Il reddito minimo nella Politica sociale dell'UE e nei Paesi europei
Un approfondimento di ANPAL Servizi sui dispositivi adottati in Francia e Germania

E’ stato pubblicato nella Banca Dati di ANPAL Servizi il report 'Il Reddito minimo nella Politica sociale dell’UE e in alcuni Paesi europei', redatto dalla Direzione Benchmarking e Relazioni internazionali. 
Come strumenti di lotta alla povertà e di inclusione sociale gli schemi nazionali di reddito minimo sono misure di sostegno al reddito a persone in età lavorativa, che offrono una protezione di ultima istanza a coloro che non hanno accesso a prestazioni sociali di tipo assicurativo, in quanto hanno esaurito o non hanno maturato il diritto a fruirne. Riguardano in misura rilevante persone in grado di lavorare, disoccupati e lavoratori a basso salario o a bassa intensità di lavoro. 

Partendo da una presentazione delle statistiche EU-SILC di Eurostat, in base alle quali il 22,4% della popolazione dell’UE-28 (pari a 112,8 milioni di persone) è esposta al rischio di   povertà e l’esclusione sociale, il report descrive e approfondisce lo stato dell’arte e i principali temi del dibattito in sede europea e in due Paesi UE (Francia e Germania), dotati di sistemi nazionali di welfare tra i più antichi ed evoluti, basati su diritti individuali garantiti dalla Costituzione, di dispositivi di reddito minimo a carattere universalistico finanziati dal bilancio dello Stato, e di sistemi di politiche attive del lavoro forti e consolidati.

L’interesse per la tematica è motivato principalmente da esigenze di approfondimento internazionale e di confronto con la riforma del Reddito di cittadinanza, recentemente avviata nel nostro Paese, che ha sostanzialmente aumentato l’investimento di risorse – finanziarie e professionali - nella lotta alla disoccupazione e alla povertà, con la volontà, inoltre, di rendere più stringente il legame tra politiche passive e attive del lavoro.

A fronte del mancato raggiungimento degli obiettivi di lotta alla povertà contenuti nella Strategia Europa 2020 e dell’inefficacia del metodo aperto di coordinamento con cui vengono gestiti i temi della sicurezza sociale, materia a competenza concorrente, la proposta di un intervento normativo comunitario vincolante per gli Stati membri sul reddito minimo è all’ordine del giorno dell’agenda europea e verrà probabilmente ripresa dalla presidenza tedesca dell’Unione nel 2020. 

Nel dibattito recente a livello europeo, due aspetti sono in particolare evidenza: la condizionalità degli schemi di workfare e il salario minimo. Sul tema della condizionalità ha fatto discutere una sperimentazione innovativa, la cui valutazione è ancora in corso, che ha riscosso molta attenzione a livello internazionale, di reddito minimo incondizionato promossa dal governo di centro-destra finlandese, finalizzata a verificare se una prestazione incondizionata possa promuovere una partecipazione più attiva e fornire un incentivo al lavoro più forte rispetto al sistema di workfare condizionato, e se possa portare ad una riforma generale della sicurezza sociale su tale base. In tema di salario minimo si discute della definizione di un framework europeo per la determinazione di salari minimi nazionali, intesi questi ultimi da un lato come misura di contrasto al fenomeno in crescita della povertà lavorativa (in-work poverty), che riguarda molti beneficiari di reddito minimo, e dall’altro, sul piano internazionale, di lotta al dumping salariale messo in atto dai Paesi con minori tutele nei confronti dei Paesi più avanzati, anche all’interno della UE. 

I sistemi nazionali di reddito minimo di Francia e Germania sono oggetto  di  riforme,  attualmente in corso, che riguardano, in forme diverse, la semplificazione dei dispositivi, al fine non solo di razionalizzare la spesa ma anche di rendere massima la copertura sociale di sistemi universalistici e di ridurre il tasso di non-take-up da parte dei potenziali beneficiari; e l’incentivazione al lavoro, rendendo il lavoro più attraente, anche se scarsamente remunerato, e di contrastare la situazione di permanenza prolungata nel sistema dei sussidi (trappola dell’inattività).

La metodologia adottata nella stesura del report è basata prevalentemente sull’analisi desk di materiale documentale.

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