Fabbisogni finanziari Excelsior
Sono quasi 780 mila (il 58,4% del totale) le imprese che prevedono di avere problemi di liquidità nei prossimi sei mesi. È quanto risulta da un approfondimento del Sistema informativo Excelsior sull’universo di 1 milione 380 mila imprese con almeno un dipendente, condotta tra il 22 giugno e il 6 luglio 2020 da Unioncamere in accordo con Anpal, per valutare le prospettive occupazionali a seguito dell’emergenza Coronavirus.
La crisi di domanda che si è innescata con la pandemia Covid-19 e più in generale l’incertezza sui tempi del recupero, legato anche alle diffuse criticità sui mercati globali, rischiano di generare flussi di cassa insufficienti a garantire l’ordinaria operatività aziendale.
Le micro imprese (1-9 dipendenti) sono quelle più esposte a questo rischio, segnalato dal 60,4% del relativo insieme, mentre si dichiarano relativamente più solide quelle più grandi (rischio di liquidità insufficiente segnalato dal 44,0% nelle imprese over 250), quelle che operano stabilmente sui mercati internazionali e quelle con strategie avanzate e integrate di digitalizzazione (che segnalano un rischio pari rispettivamente al 52,0% e al 55,0%).
I settori più in crisi sono la ristorazione e i servizi legati alla filiera del turismo (73,8%) e gli altri servizi alle persone, che comprendono anche le attività ricreative, culturali e sportive (59,3%).
Tra i settori industriali è invece la filiera della moda ad aver risentito più sensibilmente delle conseguenze del lockdown, tanto che problemi di liquidità sono indicati dal 68,0% delle imprese di questo settore, ma quote superiori al 60% si osservano anche nel legno-arredo e nell’industria della carta.
Più intensa la carenza di liquidità nel Sud e Isole (la sottolineano due terzi delle imprese) e nel Centro (60,3%), mentre nelle regioni settentrionali il problema è segnalato nel 53-54% dei casi.