In graduatoria le professioni tecnico-scientifiche, ma anche amministratori e direttori di grandi aziende
È stato pubblicato il 28 novembre scorso il Decreto ministeriale che elenca per il 2019 i settori e le professioni nei quali si riscontra un tasso di disparità uomo-donna superiore del 25% al valore medio annuo, con riferimento al 2017, parametrato sui valori indicati dall’Istat. L’individuazione di tale elenco è prevista dal regolamento UE n. 651 del 2014, ed è utile ai fini dell’applicazione della Legge 92 del 2012 che, all’art. 4, comma 11, individua le categorie ‘svantaggiate’ per l’accesso agli incentivi alle assunzioni previsti dalla stessa legge, ovvero la riduzione del 50% dei contributi a carico del datore di lavoro, per una durata da 12 a 18 mesi a seconda del tipo di assunzione (a tempo determinato o indeterminato).
Tra i settori indicati dal decreto, le costruzioni (tasso di disparità 83,5%), acqua e gestione rifiuti (tasso di disparità 75,4) ma anche informazione e comunicazione (35,6%) e servizi generali della PA (31,4%).
Tra le professioni, invece, in cima alla graduatoria artigiani e operai specializzati dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici (96,0); ma la classifica comprende anche professioni tecniche in campo scientifico, ingegneristico e della produzione (70,1), imprenditori, amministratori e direttori di grandi aziende (64,6), ingegneri, architetti e professioni assimilate (60,2) e, per fortuna in coda ma comunque con un tasso di disparità indicativo della situazione, membri dei corpi legislativi e di governo, dirigenti ed equiparati dell’amministrazione pubblica, nella magistratura, nei servizi di sanità, istruzione e ricerca e nelle organizzazioni di interesse nazionale e sovranazionale (13,8).