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Eventi 22.dic.2020
Si chiude Percorsi, il progetto di inserimento lavorativo dei minori stranieri (video)
Il bilancio di 5 anni nell’evento conclusivo che si è svolto oggi. Soddisfazione del Capo Unità Italia della DG Occupazione alla Commissione Europea
Progetto Percorsi

“Le fragilità a cui Percorsi è stato chiamato a far fronte sono duplici: sono sia quelle di tutti i migranti da poco arrivati in Italia, sia quelle dei ragazzi che non hanno dietro una famiglia. E quando i servizi si rivolgono a beneficiari con più tipi di fragilità, normalmente vanno in tilt”. 
La difficoltà della “sfida” di un progetto come Percorsi è stata ben sintetizzata da Angelo Marano – direttore generale per la lotta alla povertà e la programmazione sociale presso il Ministero del Lavoro –nel corso dell’evento conclusivo del progetto, moderato da Marco Claudi.

Percorsi è iniziato nel 2016 con l’obiettivo di realizzare percorsi integrati di inserimento socio-lavorativo rivolti a minori stranieri non accompagnati in fase di transizione verso l’età adulta e a giovani migranti fino al compimento del 23° anno d’età, che abbiano fatto ingresso in Italia come minori non accompagnati.

Il buon esito non era quindi scontato, ma i numeri sono stati “incoraggianti”, secondo il direttore generale dell’Immigrazione Tatiana Esposito: 1781 tirocini conclusi e un lavoro trovato nel 50% dei casi a un anno dal termine del percorso. E un tempo medio di attesa del primo contratto pari a due mesi. E se si allarga l’orizzonte temporale, dopo tre anni il 72% degli 864 tirocinanti che hanno partecipato alla prima fase del progetto ha sottoscritto almeno un contratto di lavoro” (vedi slide presentate da Monica Lo Bianco). Ma al di là dei numeri, sono i volti e i sorrisi dei protagonisti il risultato più tangibile. I video realizzati da Olga De Los Santos ne sono una testimonianza.
 


Per raggiungere l’obiettivo, il progetto ha dovuto aderire a un modello di intervento incentrato su “un pacchetto integrato di servizi, una governance multilivello e una collaborazione stretta tra pubblico, privato e privato sociale”, ha sottolineato la responsabile del progetto Rosa Rotundo. “E ha messo al centro la persona, con un’apertura all’ascolto da parte di tutti i soggetti attori: enti promotori, agenzie per il lavoro, enti di formazione e aziende ospitanti”.

Grazie a questa formula il progetto è entrato nella banca dati delle buone pratiche curata dalla DG Employment della Commissione Europea e ha ricevuto nel corso dell’evento il plauso di Adelina Dos Reis, capo unità Italia, Danimarca e Svezia della stessa Direzione. 

L’importanza della replicabilità dei modelli è stata sottolineata da vari relatori: “copiare in questo ambito è positivo: un progetto replicabile è più utile di un progetto bellissimo ma unico”, ha detto Marano.
E per sottolineare i punti di contatto di programmi affini e favorire il dialogo tra gli operatori, sono state presentate le esperienze delle amministrazioni comunali di Napoli e Bologna, molto attive per favorire l’autonomia e l’inclusione dei giovani migranti, e dei progetti SAAMA e Never Alone.

“Occorre costruire un puzzle di sussidiarietà e sinergia tra pubblico, privato e privato sociale. Se gli attori degli interventi riusciranno a rendere compatibili le tessere di questo puzzle, sarà possibile offrire una risposta efficace ai bisogni di queste persone, da quelli essenziali di sopravvivenza a quelli di sicurezza e relazionali” ha concluso Stefania Congia, responsabile delle Politiche di integrazione sociale e lavorativa dei migranti e tutela dei minori stranieri presso il Ministero del Lavoro. 

Da ciò dipenderà il buon esito di programmi come questo nella futura programmazione della politica di coesione europea 2021-2027, “che raccoglieranno il testimone di esperienze come Percorsi”, secondo le parole di Dos Reis.

 

 

Il programma
I numeri

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